Cerca nel blog

lunedì 8 febbraio 2016

Ricevuto dal Centro Missionario Padre De Foucauld di Cuneo:



Cuneo, 5 febbraio 2016

Pellegrinaggio e Deserto
          Carissimi/e,
a tutti e a ognuno: BUON INIZIO di QUARESIMA!
Questo mese, anticipo un poco il messaggio del deserto per comunicarvi alcune cose riguardo al pellegrinaggio di febbraio.

Per tutti quelli che, non troppo lontani, fanno riferimento a Cuneo (gli amici di Genova e di Torino infatti sono già informati per il pellegrinaggio alla Madonna della Guardia e alla Consolata), il pellegrinaggio sarà Domenica 14 febbraio, con il seguente orario:
Ore 5                 rosario commentato nella chiesa della comunità
Ore 6                 pellegrinaggio verso la parrocchia del Cuore Immacolato di Maria
Ore 7                 Celebrazione dell’Eucarestia

L’invito è rivolto a tutti, ma ci rendiamo conto che per un certo numero di voi diventa sempre più difficile partecipare. Anche noi fratelli e sorelle della comunità, fino a 20anni fa andavano tutti a Fontanelle con il Padre l’11 febbraio. Adesso sapete come facciamo? Le sorelle e i fratelli che non riescono più a camminare per un lungo percorso, si fermeranno in cripta e pregheranno vicino “al Padre” le 4 parti del rosario. Tutti gli altri gioiscono nel poter fare il pellegrinaggio. Lo scrivo perché anche qualcuno di voi, che per tanti anni ha preso parte al pellegrinaggio e ora deve rinunciare, potrebbe mettere la sveglia un po’ più presto del solito, domenica 14, e pregare un bel rosario a casa sua.

Mettiamo quest’intenzione comunitaria: Che la nostra preghiera ci porti, quest’anno, nel cuore della Misericordia. Sia nel riceverla dal Signore sia nel viverla nei nostri rapporti, cominciando dalle persone più vicine a noi.

E mi collego al messaggio del mese scorso: “decidiamo di vigilare sul nostro linguaggio perché esprima misericordia, verità e speranza”

Incontrando oltre 4,000 consacrati e consacrate provenienti da tutto il mondo, Papa Francesco, lunedì 1° febbraio ha di nuovo pronunciato parole fortissime sul male delle chiacchiere. Concludendo in questo modo: “Se in quest’anno della Misericordia, ognuno di voi riuscisse a mai fare il “terrorista” chiacchierone o chiacchierona (poco prima ha detto, come già in precedenti occasioni “chi chiacchiera è un terrorista dentro la propria comunità… perché distrugge le persone”) sarebbe un successo per la chiesa, un grande successo di santità! Fatevi coraggio!”

Che lo Spirito Santo ci faccia diventare tutti più buoni e misericordiosi nelle parole in quest’anno della misericordia! Pregando di più, pregando meglio.

Deserto mensile Domenica 21 febbraio

Vi attendiamo con gioia per la giornata di deserto. Una bella tappa nel cammino quaresimale verso la Pasqua. Lo sapete che nei tempi forti della liturgia, il tracciato della Parola di Dio è stato scelto con particolare cura. Mettiamoci in ascolto della Parola con un atteggiamento in sintonia con quest’anno del giubileo. Vi suggerisco di leggere e pregare la Parola con una domanda allo Spirito Santo: Signore che cosa mi dice questo passo sulla tua misericordia? Non preoccupatevi di avere subito la risposta, non abbiate fretta. È tanto importante fare la domanda e attendere con pazienza e senso di sorpresa, la risposta.

Concludo suggerendovi un piccolo libro che ho appena finito di leggere. È l’ultimo scritto da J. Vanier, questa profeta dei poveri che raggiunge quest’anno la bella età di 88 anni.
‘Chi risponde al grido?’ (J. Vanier. Cittadella)

Vi saluto con profonda unità anche a nome delle sorelle e dei fratelli,
Pino

mercoledì 3 febbraio 2016



Udienza Generale del 3 febbraio 2016: Misericordia e Giustizia


La Sacra Scrittura ci presenta Dio come misericordia infinita, ma anche come giustizia perfetta. Come conciliare le due cose? Come si articola la realtà della misericordia con le esigenze della giustizia? Potrebbe sembrare che siano due realtà che si contraddicono; in realtà non è così, perché è proprio la misericordia di Dio che porta a compimento la vera giustizia. Ma di quale giustizia si tratta?

Se pensiamo all’amministrazione legale della giustizia, vediamo che chi si ritiene vittima di un sopruso si rivolge al giudice in tribunale e chiede che venga fatta giustizia. Si tratta di una giustizia retributiva, che infligge una pena al colpevole, secondo il principio che a ciascuno deve essere dato ciò che gli è dovuto. Come recita il libro dei Proverbi: «Chi pratica la giustizia è destinato alla vita, ma chi persegue il male è destinato alla morte» (11,19). Anche Gesù ne parla nella parabola della vedova che andava ripetutamente dal giudice e gli chiedeva: «Fammi giustizia contro il mio avversario» (Lc 18,3).

Questa strada però non porta ancora alla vera giustizia perché in realtà non vince il male, ma semplicemente lo argina. È invece solo rispondendo ad esso con il bene che il male può essere veramente vinto.

Ecco allora un altro modo di fare giustizia che la Bibbia ci presenta come strada maestra da percorrere. Si tratta di un procedimento che evita il ricorso al tribunale e prevede che la vittima si rivolga direttamente al colpevole per invitarlo alla conversione, aiutandolo a capire che sta facendo il male, appellandosi alla sua coscienza. In questo modo, finalmente ravveduto e riconoscendo il proprio torto, egli può aprirsi al perdono che la parte lesa gli sta offrendo. E questo è bello: a seguito della persuasione di ciò che è male, il cuore si apre al perdono, che gli viene offerto. È questo il modo di risolvere i contrasti all’interno delle famiglie, nelle relazioni tra sposi o tra genitori e figli, dove l’offeso ama il colpevole e desidera salvare la relazione che lo lega all’altro. Non tagliare quella relazione, quel rapporto.

Certo, questo è un cammino difficile. Richiede che chi ha subìto il torto sia pronto a perdonare e desideri la salvezza e il bene di chi lo ha offeso. Ma solo così la giustizia può trionfare, perché, se il colpevole riconosce il male fatto e smette di farlo, ecco che il male non c’è più, e colui che era ingiusto diventa giusto, perché perdonato e aiutato a ritrovare la via del bene. E qui c’entra proprio il perdono, la misericordia.

È così che Dio agisce nei confronti di noi peccatori. Il Signore continuamente ci offre il suo perdono e ci aiuta ad accoglierlo e a prendere coscienza del nostro male per potercene liberare. Perché Dio non vuole la nostra condanna, ma la nostra salvezza. Dio non vuole la condanna di nessuno! Qualcuno di voi potrà farmi la domanda: “Ma Padre, la condanna di Pilato se la meritava? Dio la voleva?” – No! Dio voleva salvare Pilato e anche Giuda, tutti! Lui il Signore della misericordia vuole salvare tutti!. Il problema è lasciare che Lui entri nel cuore. Tutte le parole dei profeti sono un appello appassionato e pieno di amore che ricerca la nostra conversione. Ecco cosa il Signore dice attraverso il profeta Ezechiele: «Forse che io ho piacere della morte del malvagio […] o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?» (18,23; cfr 33,11), quello che piace a Dio!

E questo è il cuore di Dio, un cuore di Padre che ama e vuole che i suoi figli vivano nel bene e nella giustizia, e perciò vivano in pienezza e siano felici. Un cuore di Padre che va al di là del nostro piccolo concetto di giustizia per aprirci agli orizzonti sconfinati della sua misericordia. Un cuore di Padre che non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe, come dice il Salmo (103,9-10). E precisamente è un cuore di padre che noi vogliamo incontrare quando andiamo nel confessionale. Forse ci dirà qualcosa per farci capire meglio il male, ma nel confessionale tutti andiamo a trovare un padre che ci aiuti a cambiare vita; un padre che ci dia la forza di andare avanti; un padre che ci perdoni in nome di Dio. E per questo essere confessori è una responsabilità tanto grande, perché quel figlio, quella figlia che viene da te cerca soltanto di trovare un padre. E tu, prete, che sei lì nel confessionale, tu stai lì al posto del Padre che fa giustizia con la sua misericordia.