"Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi..."
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sabato 12 marzo 2016
venerdì 11 marzo 2016
mercoledì 2 marzo 2016
Udienza Generale del 2 marzo 2016: Misericordia e correzione
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Parlando della misericordia divina, abbiamo più volte evocato la figura del padre di famiglia, che ama i suoi figli, li aiuta, se ne prende cura, li perdona. E come padre, li educa e li corregge quando sbagliano, favorendo la loro crescita nel bene.
È così che viene presentato Dio nel primo capitolo del profeta Isaia, in cui il Signore, come padre affettuoso ma anche attento e severo, si rivolge ad Israele accusandolo di infedeltà e corruzione, per riportarlo sulla via della giustizia. Inizia così il nostro testo:
«Udite, o cieli, ascolta, o terra,
così parla il Signore:
“Ho allevato e fatto crescere figli,
ma essi si sono ribellati contro di me.
Il bue conosce il suo proprietario
e l’asino la greppia del suo padrone,
ma Israele non conosce,
il mio popolo non comprende”» (1,2-3).
Dio, mediante il profeta, parla al popolo con l’amarezza di un padre deluso: ha fatto crescere i suoi figli, ed ora loro si sono ribellati contro di Lui. Persino gli animali sono fedeli al loro padrone e riconoscono la mano che li nutre; il popolo invece non riconosce più Dio, si rifiuta di comprendere. Pur ferito, Dio lascia parlare l’amore, e si appella alla coscienza di questi figli degeneri perché si ravvedano e si lascino di nuovo amare. Questo è quello che fa Dio! Ci viene incontro perché noi ci lasciamo amare da Lui dal nostro Dio.
La relazione padre-figlio, a cui spesso i profeti fanno riferimento per parlare del rapporto di alleanza tra Dio e il suo popolo, si è snaturata. La missione educativa dei genitori mira a farli crescere nella libertà, a renderli responsabili, capaci di compiere opere di bene per sé e per gli altri. Invece, a causa del peccato, la libertà diventa pretesa di autonomia, pretesa di orgoglio, e l’orgoglio porta alla contrapposizione e all’illusione di autosufficienza.
Ecco allora che Dio richiama il suo popolo: “Avete sbagliato strada”. Affettuosamente e amaramente dice il “mio” popolo. Dio mai rinnega noi; noi siamo il suo popolo, il più cattivo degli uomini, la più cattiva delle donne, i più cattivi dei popoli sono suoi figli. E questo è Dio: mai, mai rinnega noi! Dice sempre: “Figlio, vieni”. E questo è l’amore di nostro Padre; questa la misericordia di Dio. Avere un padre così ci dà speranza, ci dà fiducia. Questa appartenenza dovrebbe essere vissuta nella fiducia e nell’obbedienza, con la consapevolezza che tutto è dono che viene dall’amore del Padre. E invece, ecco la vanità, la stoltezza e l’idolatria.
Perciò ora il profeta si rivolge direttamente a questo popolo con parole severe per aiutarlo a capire la gravità della sua colpa:
«Guai, gente peccatrice, […] figli corrotti!
Hanno abbandonato il Signore,
hanno disprezzato il Santo d’Israele,
si sono voltati indietro» (v. 4).
La conseguenza del peccato è uno stato di sofferenza, di cui subisce le conseguenze anche il paese, devastato e reso come un deserto, al punto che Sion – cioè Gerusalemme - diventa inabitabile. Dove c’è rifiuto di Dio, della sua paternità, non c’è più vita possibile, l’esistenza perde le sue radici, tutto appare pervertito e annientato. Tuttavia, anche questo momento doloroso è in vista della salvezza. La prova è data perché il popolo possa sperimentare l’amarezza di chi abbandona Dio, e quindi confrontarsi con il vuoto desolante di una scelta di morte. La sofferenza, conseguenza inevitabile di una decisione autodistruttiva, deve far riflettere il peccatore per aprirlo alla conversione e al perdono.
E questo è il cammino della misericordia divina: Dio non ci tratta secondo le nostre colpe (cfr Sal 103,10). La punizione diventa lo strumento per provocare a riflettere. Si comprende così che Dio perdona il suo popolo, fa grazia e non distrugge tutto, ma lascia aperta sempre la porta alla speranza. La salvezza implica la decisione di ascoltare e lasciarsi convertire, ma rimane sempre dono gratuito. Il Signore, quindi, nella sua misericordia, indica una strada che non è quella dei sacrifici rituali, ma piuttosto della giustizia. Il culto viene criticato non perché inutile in sé stesso, ma perché, invece di esprimere la conversione, pretende di sostituirla; e diventa così ricerca della propria giustizia, creando l’ingannevole convinzione che siano i sacrifici a salvare, non la misericordia divina che perdona il peccato. Per capirla bene: quando uno è ammalato va dal medico; quando uno si sente peccatore va dal Signore. Ma se invece di andare dal medico, va dallo stregone non guarisce. Tante volte non andiamo dal Signore, ma preferiamo andare per strade sbagliate, cercando al di fuori di Lui una giustificazione, una giustizia, una pace. Dio, dice il profeta Isaia, non gradisce il sangue di tori e di agnelli (v. 11), soprattutto se l’offerta è fatta con mani sporche del sangue dei fratelli (v. 15). Ma io penso alcuni benefattori della Chiesa che vengono con l’offerta - “Prenda per la Chiesa questa offerta”- è frutto del sangue di tanta gente sfruttata, maltrattata, schiavizzata con il lavoro malpagato! Io dirò a questa gente: “Per favore, portati indietro il tuo assegno, brucialo”. Il popolo di Dio, cioè la Chiesa, non ha bisogno di soldi sporchi, ha bisogno di cuori aperti alla misericordia di Dio. È necessario avvicinarsi a Dio con mani purificate, evitando il male e praticando il bene e la giustizia. Che bello come finisce il profeta:
«Cessate di fare il male
imparate a fare il bene,
cercate la giustizia,
soccorrete l’oppresso,
rendete giustizia all’orfano,
difendete la causa della vedova» (vv. 16-17).
Pensate ai tanti profughi che sbarcano in Europa e non sanno dove andare. Allora, dice il Signore, i peccati, anche se fossero scarlatti, diventeranno bianchi come la neve, e candidi come la lana, e il popolo potrà nutrirsi dei beni della terra e vivere nella pace (v. 19).
È questo il miracolo del perdono che Dio; il perdono che Dio come Padre, vuole donare al suo popolo. La misericordia di Dio è offerta a tutti, e queste parole del profeta valgono anche oggi per tutti noi, chiamati a vivere come figli di Dio.
domenica 28 febbraio 2016
giovedì 25 febbraio 2016
Udienza Generale del 24 febbraio 2016: Misericordia e Potere
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Proseguiamo le
catechesi sulla misericordia nella Sacra Scrittura. In diversi passi si parla
dei potenti, dei re, degli uomini che stanno “in alto”, e anche della loro
arroganza e dei loro soprusi. La ricchezza e il potere sono realtà che possono
essere buone e utili al bene comune, se messe al servizio dei poveri e di
tutti, con giustizia e carità. Ma quando, come troppo spesso avviene, vengono
vissute come privilegio, con egoismo e prepotenza, si trasformano in strumenti
di corruzione e morte. È quanto accade nell’episodio della vigna di Nabot,
descritto nel Primo Libro dei Re, al capitolo 21, su cui oggi ci soffermiamo.
In questo testo si
racconta che il re d’Israele, Acab, vuole comprare la vigna di un uomo di nome
Nabot, perché questa vigna confina con il palazzo reale. La proposta sembra
legittima, persino generosa, ma in Israele le proprietà terriere erano
considerate quasi inalienabili. Infatti il libro del Levitico prescrive: «Le
terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete
presso di me come forestieri e ospiti» (Lv 25,23). La terra è sacra, perché è
un dono del Signore, che come tale va custodito e conservato, in quanto segno
della benedizione divina che passa di generazione in generazione e garanzia di
dignità per tutti. Si comprende allora la risposta negativa di Nabot al re: «Mi
guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri» (1 Re 21,3).
Il re Acab reagisce a
questo rifiuto con amarezza e sdegno. Si sente offeso - lui è il re, il potente
-, sminuito nella sua autorità di sovrano, e frustrato nella possibilità di
soddisfare il suo desiderio di possesso. Vedendolo così abbattuto, sua moglie
Gezabele, una regina pagana che aveva incrementato i culti idolatrici e faceva
uccidere i profeti del Signore (cfr 1 Re 18,4), - non era brutta, era cattiva!
- decide di intervenire. Le parole con cui si rivolge al re sono molto
significative. Sentite la cattiveria che è dietro questa donna: «Tu eserciti
così la potestà regale su Israele? Alzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la
farò avere io la vigna di Nabot di Izreel» (v. 7). Ella pone l’accento sul
prestigio e sul potere del re, che, secondo il suo modo di vedere, viene messo
in discussione dal rifiuto di Nabot. Un potere che lei invece considera
assoluto, e per il quale ogni desiderio del re potente diventa un ordine. Il
grande Sant’Ambrogio ha scritto un piccolo libro su questo episodio. Si chiama
“Nabot”. Ci farà bene leggerlo in questo tempo di Quaresima. È molto bello, è
molto concreto.
Gesù, ricordando
queste cose, ci dice: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di
esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare
grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà
vostro schiavo» (Mt 20,25-27). Se si perde la dimensione del servizio, il
potere si trasforma in arroganza e diventa dominio e sopraffazione. E’ proprio
ciò che accade nell’episodio della vigna di Nabot. Gezabele, la regina, in modo
spregiudicato, decide di eliminare Nabot e mette in opera il suo piano. Si
serve delle apparenze menzognere di una legalità perversa: spedisce, a nome del
re, delle lettere agli anziani e ai notabili della città ordinando che dei
falsi testimoni accusino pubblicamente Nabot di avere maledetto Dio e il re, un
crimine da punire con la morte. Così, morto Nabot, il re può impadronirsi della
sua vigna. E questa non è una storia di altri tempi, è anche storia d’oggi, dei
potenti che per avere più soldi sfruttano i poveri, sfruttano la gente. È la
storia della tratta delle persone, del lavoro schiavo, della povera gente che
lavora in nero e con il salario minimo per arricchire i potenti. È la storia
dei politici corrotti che vogliono più e più e più! Per questo dicevo che ci
farà bene leggere quel libro di Sant’Ambrogio su Nabot, perché è un libro di
attualità.
Ecco dove porta
l’esercizio di un’autorità senza rispetto per la vita, senza giustizia, senza
misericordia. Ed ecco a cosa porta la sete di potere: diventa cupidigia che
vuole possedere tutto. Un testo del profeta Isaia è particolarmente illuminante
al riguardo. In esso, il Signore mette in guardia contro l’avidità i ricchi
latifondisti che vogliono possedere sempre più case e terreni. E dice il
profeta Isaia:
«Guai a voi, che
aggiungete casa a casa
e unite campo a campo,
finché non vi sia più
spazio,
e così restate soli
ad abitare nel paese»
(Is 5,8).
E il profeta Isaia non
era comunista! Dio, però, è più grande della malvagità e dei giochi sporchi
fatti dagli esseri umani. Nella sua misericordia invia il profeta Elia per
aiutare Acab a convertirsi. Adesso voltiamo pagina, e come segue la storia? Dio
vede questo crimine e bussa anche al cuore di Acab e il re, messo davanti al
suo peccato, capisce, si umilia e chiede perdono. Che bello sarebbe se i
potenti sfruttatori di oggi facessero lo stesso! Il Signore accetta il suo
pentimento; tuttavia, un innocente è stato ucciso, e la colpa commessa avrà
inevitabili conseguenze. Il male compiuto infatti lascia le sue tracce
dolorose, e la storia degli uomini ne porta le ferite.
La misericordia mostra
anche in questo caso la via maestra che deve essere perseguita. La misericordia
può guarire le ferite e può cambiare la storia. Apri il tuo cuore alla
misericordia! La misericordia divina è più forte del peccato degli uomini. È
più forte, questo è l’esempio di Acab! Noi ne conosciamo il potere, quando
ricordiamo la venuta dell’Innocente Figlio di Dio che si è fatto uomo per
distruggere il male con il suo perdono. Gesù Cristo è il vero re, ma il suo
potere è completamente diverso. Il suo trono è la croce. Lui non è un re che uccide,
ma al contrario dà la vita. Il suo andare verso tutti, soprattutto i più
deboli, sconfigge la solitudine e il destino di morte a cui conduce il peccato.
Gesù Cristo con la sua vicinanza e tenerezza porta i peccatori nello spazio
della grazia e del perdono. E questa è la misericordia di Dio.
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