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domenica 31 gennaio 2016

Udienza Generale del 9 dicembre 2015: Perché un Giubileo della Misericordia

Ieri ho aperto qui, nella Basilica di San Pietro, la Porta Santa del Giubileo della Misericordia, dopo averla aperta già nella Cattedrale di Bangui, in Centrafrica. Oggi vorrei riflettere insieme a voi sul significato di questo Anno Santo, rispondendo alla domanda: perché un Giubileo della Misericordia? Cosa significa questo?

La Chiesa ha bisogno di questo momento straordinario. Non dico: è buono per la Chiesa questo momento straordinario. Dico: la Chiesa ha bisogno di questo momento straordinario. Nella nostra epoca di profondi cambiamenti, la Chiesa è chiamata ad offrire il suo contributo peculiare, rendendo visibili i segni della presenza e della vicinanza di Dio. E il Giubileo è un tempo favorevole per tutti noi, perché contemplando la Divina Misericordia, che supera ogni limite umano e risplende sull’oscurità del peccato, possiamo diventare testimoni più convinti ed efficaci.

Volgere lo sguardo a Dio, Padre misericordioso, e ai fratelli bisognosi di misericordia, significa puntare l’attenzione sul contenuto essenziale del Vangelo: Gesù, la Misericordia fatta carne, che rende visibile ai nostri occhi il grande mistero dell’Amore trinitario di Dio. Celebrare un Giubileo della Misericordia equivale a mettere di nuovo al centro della nostra vita personale e delle nostre comunità lo specifico della fede cristiana, cioè Gesù Cristo, il Dio misericordioso.

Un Anno Santo, dunque, per vivere la misericordia. Sì, cari fratelli e sorelle, questo Anno Santo ci è offerto per sperimentare nella nostra vita il tocco dolce e soave del perdono di Dio, la sua presenza accanto a noi e la sua vicinanza soprattutto nei momenti di maggiore bisogno.

Questo Giubileo, insomma, è un momento privilegiato perché la Chiesa impari a scegliere unicamente “ciò che a Dio piace di più”. E, che cosa è che “a Dio piace di più”? Perdonare i suoi figli, aver misericordia di loro, affinché anch’essi possano a loro volta perdonare i fratelli, risplendendo come fiaccole della misericordia di Dio nel mondo. Questo è quello che a Dio piace di più. Sant’Ambrogio in un libro di teologia che aveva scritto su Adamo, prende la storia della creazione del mondo e dice che Dio ogni giorno, dopo aver fatto una cosa  - la luna, il sole o gli animali – dice: “E Dio vide che questo era buono”. Ma quando ha fatto l’uomo e la donna, la Bibbia dice: “Vide che questo era molto buono”. Sant’Ambrogio si domanda: “Ma perché dice “molto buono”? Perché Dio è tanto contento dopo la creazione dell’uomo e della donna?”. Perché alla fine aveva qualcuno da perdonare. È bello questo: la gioia di Dio è perdonare, l’essere di Dio è misericordia. Per questo in quest’anno dobbiamo aprire i cuori, perché questo amore, questa gioia di Dio ci riempia tutti di questa misericordia. Il Giubileo sarà un “tempo favorevole” per la Chiesa se impareremo a scegliere “ciò che a Dio piace di più”, senza cedere alla tentazione di pensare che ci sia qualcos’altro che è più importante o prioritario. Niente è più importante di scegliere “ciò che a Dio piace di più”, cioè la sua misericordia, il suo amore, la sua tenerezza, il suo abbraccio, le sue carezze!

Anche la necessaria opera di rinnovamento delle istituzioni e delle strutture della Chiesa è un mezzo che deve condurci a fare l’esperienza viva e vivificante della misericordia di Dio che, sola, può garantire alla Chiesa di essere quella città posta sopra un monte che non può rimanere nascosta (cfr Mt 5,14). Risplende soltanto una Chiesa misericordiosa! Se dovessimo, anche solo per un momento, dimenticare che la misericordia è “quello che a Dio piace di più”, ogni nostro sforzo sarebbe vano, perché diventeremmo schiavi delle nostre istituzioni e delle nostre strutture, per quanto rinnovate possano essere. Ma saremmo sempre schiavi.

«Sentire forte in noi la gioia di essere stati ritrovati da Gesù, che come Buon Pastore è venuto a cercarci perché ci eravamo smarriti» (Omelia nei Primi Vespri della Domenica della Divina Misericordia, 11 aprile 2015): questo è l’obiettivo che la Chiesa si pone in questo Anno Santo. Così rafforzeremo in noi la certezza che la misericordia può contribuire realmente all’edificazione di un mondo più umano. Specialmente in questi nostri tempi, in cui il perdono è un ospite raro negli ambiti della vita umana, il richiamo alla misericordia si fa più urgente, e questo in ogni luogo: nella società, nelle istituzioni, nel lavoro e anche nella famiglia.

Certo, qualcuno potrebbe obiettare: “Ma, Padre, la Chiesa, in questo Anno, non dovrebbe fare qualcosa di più? È giusto contemplare la misericordia di Dio, ma ci sono molti bisogni urgenti!”. È vero, c’è molto da fare, e io per primo non mi stanco di ricordarlo. Però bisogna tenere conto che, alla radice dell’oblio della misericordia, c’è sempre l’amor proprio. Nel mondo, questo prende la forma della ricerca esclusiva dei propri interessi, di piaceri e onori uniti al voler accumulare ricchezze, mentre nella vita dei cristiani si traveste spesso di ipocrisia e di mondanità. Tutte queste cose sono contrarie alla misericordia. I moti dell’amor proprio, che rendono straniera la misericordia nel mondo, sono talmente tanti e numerosi che spesso non siamo più neppure in grado di riconoscerli come limiti e come peccato. Ecco perché è necessario riconoscere di essere peccatori, per rafforzare in noi la certezza della misericordia divina. “Signore, io sono un peccatore; Signore, io sono una peccatrice: vieni con la tua misericordia”. Questa è una preghiera bellissima. È una preghiera facile da dire tutti i giorni: “Signore, io sono un peccatore; Signore, io sono una peccatrice: vieni con la tua misericordia”.

Cari fratelli e sorelle, mi auguro che, in questo Anno Santo, ognuno di noi faccia esperienza della misericordia di Dio, per essere testimoni di “ciò che a Lui piace di più”. È da ingenui credere che questo possa cambiare il mondo? Sì, umanamente parlando è da folli, ma «ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1 Cor 1,25).

Preziosità del silenzio

Il silenzio è mitezza:
Quando non rispondo alle offese,
quando non reclami i tuoi diritti,
quando lasci a Dio la difesa del tuo amore.

Il silenzio è misericordia:
Quando non riveli le colpe dei fratelli,
quando perdoni senza indagare nel passato,
quando non condanni, ma intercedi nell’intimo

Il silenzio è pazienza:
Quando soffri senza lamentarti,
quando non cerchi consolazioni dagli uomini,
quando non intervieni, ma attendi che il seme germogli lentamente.

Il silenzio è umiltà:
Quando taci per lasciare emergere il prossimo,
quando celi nel riserbo i domi di Dio,
quando lasci che il tuo agire sia interpretato male,
quando lasci ad altri la gloria dell’impresa.

Il silenzio è fede:
Quando taci perché è Lui che agisce,
quando rinunci ai suoni, alla voce del mondo
per stare alla sua presenza,
perché ti basta essere conosciuto da Lui.

Il silenzio è adorazione:
Quando abbracci la Croce
senza chiedere: "Perché".

martedì 12 gennaio 2016

Testi per l'incontro del 15 gennaio

Nella sezione "Pagine" sono pubblicati i salmi 83-88 che mediteremo nel prossimo incontro.

mercoledì 9 dicembre 2015

Testi per l'incontro del 10 dicembre

Nella sezione "Pagine" sono pubblicati i salmi 72-82 che mediteremo nel prossimo incontro.

lunedì 9 novembre 2015


Testi per l'incontro del 13 novembre

Nella sezione "Pagine" sono pubblicati i salmi 49-71 che mediteremo nel prossimo incontro.

giovedì 27 agosto 2015

PREGHIERA DI GESU'

Perché vai in confusione e ti agiti per i problemi della vita?
Lasciami la cura di tutte le tue cose e tutto ti andrà meglio.
Quando ti abbandonerai in me,
tutto si risolverà con tranquillità secondo i miei disegni..
Non disperare, non mi rivolgere una preghiera agitata, come se tu volessi esigere dà me il compimento dei tuoi desideri.
Chiudi gli occhi dell’ anima e dimmi con calma: . Gesù, lo confido in te.
Evita le preoccupazioni, le angustie e i pensieri
su quello ché possa succedere in futuro.
Non sconvolgere i miei piani volendomi imporre le tue idee.
Lasciami essere Dio e agire con lucidità.
Abbandonati a me con fiducia.
Riposa in me e lascia nelle mie mani il tuo futuro.
Dimmi frequentemente: Gesù, lo confido in te.
Quello che ti fa più male sono i tuoi ragionamenti
e le tue idee personali
e voler risolvere le cose alla tua maniera.
Quando mi dici: Gesù, io confido in Te,
non essere come il paziente che chiede al medico di essere curato,
però gli suggerisce il modo in cui farlo.
Lasciati portare nelle mie braccia divine,
non avere paura. Io ti -amo.
Se pensi che le cose peggiorino o sì complichino
nonostante la tua preghiera, continua ad aver fiducia.
Chiudi gli occhi dell'anima e confida.
Continua a dirmi a tutte le ore:
Gesù, io confido in Te.
Ho bisogno delle mani libere per poter operare.
Non mi legare con le tue preoccupazioni inutili.
Satana vuole questo! Agitarti; angustiarti, levarti la pace.
Confida solo in me, abbandonati a me.
Affinchè tu non ti preoccupi;
lascia in me tutte le tue angustie e dormi tranquillamente.
Dimmi sémpre: Gesù, io confido in Te
e vedrai grandi miracoli. Te lo prometto sul mio amore